Le amanti_Teatro Giullare

Le amanti
dell’omonimo romanzo di Elfriede Jelinek
Interpretazione, Regia, Drammaturgia Teatrino Giullare
Traduzione italiana Valeria Bazzicalupo
Elementi scenici Cikuska
Produzione Teatrino Giullare e Festival Focus Jelinek
con il sostegno della Regione Emilia Romagna
Si ringraziano ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione e Comune di Sasso Marconi
Un ringraziamento particolare a Francesca Zarpellon

Protagonista di questa storia è l’Amore con le sue angosce, le sue spesso fallaci promesse.
Protagoniste di questa storia sono due ragazze, Brigitte e Paula, che desiderano una vita migliore. Brigitte ha le idee chiare: accaparrarsi con le unghie e con i denti l’amore di un promettente elettricista. Paula è più confusa, ma anche lei s’innamora perché solo l’amore sembra poter dare un senso alla sua esistenza.
Incontri, gravidanze, matrimoni, nascite, morti improvvise e paradossi della vita compongono un furioso e divertente affresco popolato di sogni e speranze in cui le protagoniste sono immerse in uno splendido paesaggio abitato da grotteschi personaggi chiusi in scatole di cartone. A condurre il racconto teatrale una narratrice e un Eros oscuro e ambiguo.
Ma protagonista di questa storia è anche il linguaggio, provocatorio e implacabile, giocato sul filo del paradosso, a tratti irresistibilmente comico.
Un romanzo illustrato, un duello teatrale tra Eros e la brutalità in cui la satira prende come oggetto la crudeltà dei rapporti, l’insensatezza della vita lavorativa e soprattutto la retorica sull’Amore, che si rivela l’ennesima mistificazione dell’essere umano per non vedere la povertà dei suoi orizzonti.
Dallo straordinario romanzo di Elfriede Jelinek (Premio Nobel per la letteratura 2004), per la prima volta adattato per il palcoscenico, Teatrino Giullare crea con soluzioni sceniche sorprendenti un componimento delicato, feroce, comico e visionario.

Io ingrandisco (o riduco) le mie figure in una dimensione super-umana, ne faccio dei fantocci, visto che devono stare su una sorta di piedistallo. L’assurdità della situazione teatrale -si guarda qualcosa su un palcoscenico!- richiede appunto questa amplificazione dei personaggi. Non mi sforzo di rappresentare uomini completi […] io colpisco per così dire con l’ascia, in modo che non cresca più l’erba dove sono passate le mie figure.

Elfriede Jelinek

Note di regia

L’adattamento del romanzo, autorizzato dalla stessa Jelinek, segue il principio caro all’autrice della dissociazione tra corpo e voce.
La Voce dell’autrice, i Personaggi ed il Lettore sono i vertici del triangolo giocoso e provocatorio composto da Jelinek nella scrittura del romanzo che abbiamo trasposto sul palcoscenico come la Narratrice, i Personaggi, lo Spettatore.
Il romanzo dunque prende la forma del racconto scenico illustrato in cui la voce narrante, che entra esce da pensieri, teste, corpi altrui e propri, si accompagna a quadri visivi che echeggiano un panorama iconografico vicino all’autrice e popolato da personaggi senza possibilità di libera azione, “inscatolati nella loro vita limitata e nella cornice verde del bel paesaggio austriaco”
È nel magazzino dell’umanità che si spiegano le parole argute, precise, danzanti del romanzo in un processo di deformazione che esalta, grazie alla distanza e alla negazione di ogni psicologismo, la luce della realtà. I Personaggi sono trattati e maltrattati in scena come Jelinek li tratta e li maltratta nel romanzo, chiusi nel loro piccolo ambiente dal quale non potranno mai uscire, una sorta di deposito di esistenze in letargo sentimentale.
Conducendo il racconto teatrale con il sorriso, a tratti con il linguaggio della favola, per ssegnare il divario fra i sogni delle protagoniste e la realtà con cui si trovano a fare i conti, mentre la vita scivola in una terrificante inerzia verso il malcontento. E anche quando i sogni si realizzano, si rivelano in tutta la loro miseria come cascami di quell’insignificanza da cui si voleva con tutte le proprie forze fuggire.

Enrico Deotti, Giulia Dall’Ongaro